I frati di Tolla possedevano un monastero con una bella chiesa nella città di Piacenza 

Nell’attuale  via Mandelli di Piacenza vi è la chiesa di san Dalmazio strettamente legata alla storia dei frati di Tolla. *

(…)Un tempio non particolarmente conosciuto, ma ricco di storia e tradizioni illustrate da un prezioso volumetto dal titolo “Il reale Oratorio di San Dalmazio in Piacenza”(…)- riferisce una recente recensione di Renato Passerini  che prosegue -(…)La chiesa con annesso un monastero, prosegue il citato giornalista piacentino recensendo il volume, formava un complesso religioso che già esisteva nel 1040. Così attesta un documento dell’Arcivescovo di Milano, Ariberto, con cui venivano donati al Monastero di Val Tolla alcuni luoghi “ad incremento di S. Dalmazio e del suo monastero di Piacenza di recente costruzione”. La chiesa e il contiguo monastero dipendevano dalla Badia di Val di Tolla, la potente Abbazia che sorgeva nell’Alta Val d’Arda dal sec. VII. La chiesa di S. Dalmazio, nata come priorato dell’Abbazia, divenne in seguito parrocchia(…) E’ intitolata a San Dalmazio che, spiega il volume, visse nel III secolo d.C. e, dopo aver evangelizzato la Gallia, il Piemonte e l’Emilia, divenne vescovo di Pavia, morendo infine martire a Pedona, oggi Borgo San Dalmazzo (Cuneo). 

La chiesa è un piccolo edificio in stile romanico a pianta basilicale a tre navate, con una sobria facciata di gusto classicheggiante. La cripta è una delle più antiche e suggestive della città. Per alcuni studiosi, se non tutta la fabbrica di S. Dalmazio, almeno la cripta può essere fatta risalire al VI o VII secolo (…).

Dunque un volumetto che non può sfuggire ai cultori della storia della Valtolla, pubblicato dal “Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio”. Per altre notizie si rimanda alla lettura del libro stampato da Litoquick Piacenza nel febbraio 2017. 

Redazionale di Sergio Efosi 

Copertina del volumetto.

*Il post riprende un recente articolo di Renato Passerini pubblicato dal quotidiano online ilPiacenza. 

Foto Bellardo

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Carmen Artocchini 

Chiunque abbia un briciolo di passione per la storia piacentina conosce Carmen Artocchini, la  valente storica che  ci ha lasciati nei giorni scorsi.

Per la nostra rivista aveva scritto un saggio dedicato alla presenza ebraica in Valtolla, pubblicato nel 2010. 

Nella sua ampia attività culturale particolare rilievo ha  sempre avuto  il tema delle tradizioni popolari, del folklore e della gastronomia piacentina. 

Memorabile il suo “400 ricette della cucina piacentina”, come del resto un po’ tutto quello che ha pubblicato sul tema specifico.

Siamo poi particolarmente affezionati alle sue opere, a tutte, rammentiamo il prezioso ” I castelli del piacentino nella storia e nella leggenda” scritto con Serafino Maggi e i volumi sul folklore piacentino. 

Fino alla fine ha continuato a studiare, a scovar notizie storiche e a divulgarle per arricchire tutti noi…

Laureata in materie letterarie, è stata insegnante, grande viaggiatrice e alpinista, aveva compiuto 91 anni lo scorso 10 giugno. 

Grazie da tutti noi!

(Foto libertà.it)

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Via Francigena: le Domus Hospitalitatis di Castell’Arquato

cop quad 18Mons. Domenico Ponzini* (estratto da Quaderni della Valtolla volume XVIII, reperibile nelle edicole della media e alta Valdarda, prov. di Piacenza)

Vedi la storia ed ammira quanti ospedali si enumerassero una volta nella sola città di Piacenza e nel suo territorio” cosi si esprimeva lo storico Ludovico Muratori (…).

La sorpresa dell’erudito ricercatore è comprensibile poiché la città di Piacenza possedette un primato difficilmente raggiungibile: dal 744 al 1582 sorsero oltre ottanta case di accoglienza, di cui è rimasta memoria, per poveri, pellegrini e viandanti. Questo numero tuttavia è ancora maggiore, poiché esistono nella campagna e nella montagna piacentina parecchi edifici e ruderi indicati come luogo di ricovero per coloro che utilizzavano le numerose strade dei secoli scorsi (…). Il pellegrino costituiva allora, per le comunità cristiane da lui visitate, un richiamo ai valori dello spirito e dell’aderenza ai consigli evangelici; veniva perciò accolto ricordando la promessa di Cristo “Chiunque vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa” (…).

Dopo Fiorenzuola verso Castell’Arquato e la val Ceno, sulla variante francigena della val d’Arda 

(…) lasciata Fiorenzuola, la Francigena raggiungeva dapprima Castell’Arquato, quindi il Monastero di S. Salvatore di Tolla, superava il Passo del Pelizzone, perveniva al monastero di Gravago di Bardi e proseguiva fino a Pontremoli dove si ricongiungeva con la Via Francigena, itinerario di Sigerico, per raggiungere Roma.

A Castell’Arquato sono documentabili otto strutture di accoglienza e ricovero per viandanti e pellegrini.

  1. Plebano

Non risulta da documenti ufficiali ma è ipotizzato dagli storici, trattandosi della Pieve più illustre della Diocesi di Piacenza (…). Pare fosse l’ospedale detto genericamente “di Castell’Arquato” […]. Vi era un ospedale plebano tipico ed altri che avevano con la Pieve rapporti mediati e non esclusivi.

  1. S. Antonio fuori dalla Porta di Sasso


(…) retto dai terziari di San Francesco, anteriore, per il Campi, al 1261. Da un documento dell’archivio della Curia Vescovile di Piacenza si ricava che quest’ ospedale non era più esistente il 26 agosto 1579.

  1. S. Bartolomeo


(…) il capitolo della collegiata di Castell’Arquato doveva confermare il rettore di S. Bartolomeo (nel borgo detto “di Sasso”) che era una fondazione privata soggetta all’ospedale omonimo che sorgeva nella città di Piacenza.

  1. S. Maria del Borgo

Anteriore al 1213. Detta anche Santa Maria del Borsetto si tro- vava fuori delle mura del Borgo, nella parte più bassa della porta di Monteguzzo.
 L’Arciprete di Castell’Arquato assolveva anche a compiti assistenziali. Non si conosce la data di fondazione, né se sia sorto per volere della pieve o di qualche privato (…).

  1. Spirito Santo


(…) il 7 maggio 1272 Maestro Andrea Guerzi, canonico di Castell’Arquato, decano di Costantinopoli e Cappellano del Papa Gregorio X, lascia all’ospedale di S. Spirito di Castell’Arquato, che si sta costruendo un fitto di una vegiola di vino e di una certa quantità di frumento, ogni anno su un treno che si trova a Chiavenna (Campi).

Il 12 gennaio 1275 gli abitanti di Castell’Arquato fondano l’ospizio dello Spirito Santo.

L’atto costitutivo del 12 gennaio 1275 è siglato da Gerardo Arcelli, vicario del podestà Visconte Visconti a nome del Comune, assume a tre rappresentanti del potere laico, e rogitato da Guglielmo di Scipione.

I Confratelli dello Spirito Santo si impegnano a rispettare i limiti giuridici imposti dai canonici del Capitolo della Collegiata, a vivere in castità, indossare uno scapolare ed esibire sempre la tonsura.

Il 10 aprile 1339 Ruffino Bodengiesa lascia i suoi beni a varie istituzioni, fra cui S. Maria di Castell’Arquato (Campi). In seguito venne retto da un’amministrazione di nomina comunale.

  1. S. Giacomo

La chiesa, costruita per un lascito del cardinale portuense Giacopo da Castell’Arquato del 1259, l’ospedale era operante nel 1296 (…). Nel 1296 la Bolla del Papa Bonifacio VIII enumera, fra le chiese soggette alla Pieve di Castell’Arquato, quella di S. Giacomo Maggiore nella rocca (Campi). (…).

  1. S. Giovanni Battista

Dell’ospedale non esistono molte notizie, la fondazione pare risalire al secolo XIII.
Nell’Ottobre del 1248 muore il notaio Giovanni Lanciabugia, che ordina per testamento che in mancanza di suoi eredi naturali, si eriga nel borgo di Castell’Arquato un ospedale con il titolo di S. Giovanni Battista (Campi). Il rettore dell’ospedale era nominato dal Comune come patrono e veniva confermato dal Capitolo plebano.

  1. S. Macario

Attivo nel secolo XV, è pressoché sconosciuto. Il 1 ottobre del 1438 il cronista Giuseppe Curati lo rinviene nominato in un documento che porta la data citata.

*Direttore emerito dell’ufficio dei beni culturali della diocesi di Piacenza

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Sabato 28 maggio 2016 appuntamento a Castell’Arquato…

Sabato 28 maggio alle ore 15 nel magnifico palazzo del podestà di Cstell’Arquato sarà presentato il 18° volume di “Quaderni della Valtolla” interamente dedicato alla storia del borgo antico…(clicca qui per leggere l’editoriale di presentazione...)

LA PRESENTAZIONE DELL’INIZIATIVA È STATA POSSIBILE GRAZIE AI CONTRIBUTI DEI COMUNI DELL’UNIONE ALTA VALDARDA, DELLA  PRO-LOCO DI CASTELL’ARQUATO E DELLA BANCA DI PIACENZA AI QUALI VA IL NOSTRO RINGRAZIAMENTO.

AI NOSTRI ARTICOLISTI, TALUNI DI FAMA INTERNAZIONALE, LA NOSTRA RICONOSCENZA PER IL PREZIOSO LAVORO CHE CI HAN PERMESSO DI DIVULGARE.

IL VOLUME SARA’ IN VENDITA NELLE EDICOLE LOCALI  DELLA VALLATA E DINTORNI E PRESSO L’UFFICIO TURISTICO A CASTELL’ARQUATO.

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